Cosa succede all'euro?
(del  07/06/2010  @ 06:48:55)
Attualmente si sta giocando una partita decisiva per la sopravvivenza dell'euro che rischia di crollare sotto i possenti colpi della speculazione. La Germania, con la sua strategia nazionalistica rischia di accelerare la fine dell'Unione monetaria.
E' evidente che si sta abbattendo una tempesta monetaria sulla Grecia, sull'Europa sulle borse e sui bond. L'attacco è partito ed è molto possibile l'effetto domino.
La Grecia potrebbe essere sola la prima, un paese ormai al default. Il governo Papandreou non ha più scampo, precipitato com'è nella micidiale "spirale mercatista".
L'indebitamento viaggia verso il 15% del Pil. In queste condizioni, più la Grecia cerca risorse sul mercato, più stringe il cappio intorno al collo della sua finanza pubblica, più cerca di salvarsi, più finisce per soffocarsi.

Ma nella logica spietata degli speculatori Atene è un falso obiettivo. L'obiettivo vero è molto più grande e si chiama euro: in gioco c'è l'Unione monetaria. Questo dice l'offensiva già partita contro il Portogallo.
Un Paese che segue lo stesso, inevitabile destino della Grecia. Il rating del suo debito è già stato declassato: il Portogallo è la prossima vittima sacrificale.
Ma fin qui saremmo al default di due economie periferiche dell'eurozona. Il disastro può cominciare subito dopo. Nella lista nera degli speculatori sono già iscritti Spagna e Italia.
Le prime tensioni all'asta dei Bot dei giorni passati sono un campanello d'allarme molto preciso. Ma qui il quadro cambia radicalmente. Stiamo parlando della terza e della quarta economia di Eurolandia.
Paesi considerati troppo grandi per fallire e troppo grandi per essere aiutati. Ma è chiaro che, se e quando toccherà a Madrid e a Roma, saremmo già a discutere di un altro mondo e di un'altra Europa., nella quale l'euro come è stato fondato nel '98 e come lo abbiamo conosciuto in questi dieci anni non esisterà già più.
I mercati stanno scommettendo sul collasso dell'Unione monetaria. E la notizia è che stanno vincendo.

I mercati stanno vincendo perché gli stati sembrano vivere un momento di disorientamento La Germania sta sbandando più degli altri. L'asse franco-tedesco che ha guidato l'Europa nei momenti cruciali è crollato. Lo spirito di Maastricht, che unì a suo tempo Kohl e Mitterrand oggi divide la Merkel dal resto del Continente.
Il tracollo greco, con gli euro-deliri innescati dal piano di aiuti mal digerito dai tedeschi, sta rivelando l'altra faccia della Germania. Una nazione ripiegata su se stessa e guidata dal suo esclusivo interesse nazionale, che non vuole sentir parlare di aiuti.
Al contrario di quanto accadde nei momenti più belli della storia tedesca degli ultimi due decenni (dalla riunificazione Est-Ovest in poi) la Germania di oggi affronta le sue responsabilità verso l'Europa con un approccio egoistico e unilaterale.
Il paradosso di queste settimane di crisi sulla Grecia e sui mercati è che ogni decisione comune è stata condizionata dal governo di Berlino non in base all'enormità della posta in gioco, l'unione monetaria come fattore di stabilità internazionale, ma a una scadenza elettorale come fattore di stabilità interna.

Con il suo atteggiamento "titubante" la Germania ha fornito armi formidabili alla speculazione arrembante. Come insegnano le disastrose esperienze dei primi Anni '90, gli Stati nazionali hanno una sola possibilità di resistere alle aggressioni dei mercati finanziari: agire con una sola testa e un solo braccio, e costruire un muro granitico intorno alla propria economia e alla propria valuta. Quando questo non accede si rischia di soccombere. E quello che rischia di ripetersi anche oggi.

Se Eurolandia non è in grado di darsi regole uguali e condivise per la disciplina dei conti pubblici, la stabilità dei prezzi, la competitività dell'economia, allora l'euro alla lunga non può reggere. Gli speculatori di tutto il mondo lo capiscono e si adoperano per ottenere il massimo profitto.
I governanti e i cittadini tedeschi lo temono, e per questo sembrano già orientati su un'altra idea dell'eurozona.
Non più un'Unione allargata a 16 Paesi, con una moneta unica che non può contenere né esprimere la forza di nazioni sovrane troppo diverse tra loro.
Ma un'Unione ristretta solo a quei Paesi che accettano norme comuni sul rigore contabile e il controllo dell'inflazione. In questo scenario non avremmo più una moneta unica, ma due.
Un euro di serie A per i Paesi del Nord a maggiore virtù fiscale, e un euro di serie B per i Paesi del Sud a minor tenuta finanziaria.
Inutile dire dove finirebbe l'Italia, a sua volta spaccata tra una ricca Padania e un depresso Mezzogiorno.
Economisti tedeschi e banchieri anglosassoni lo hanno teorizzato apertamente, trovando addirittura un nome alle due nuove valute: il "neuro" e il "sudo". I governi d'Europa ancora non hanno capito dove si potrebbe andare a finire.


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