Economia e disoccupazione
(del  22/09/2009  @ 09:33:16)
Migliora il panorama economico, ma l'impressione è che la ripresa sarà lenta e senza lavoro. Una delle variabili che da sempre fanno temere relativamente alla data esatta di ripresa dalla crisi attuale è quella della disoccupazione.
Sia in Europa che negli Stati Uniti i tassi di disoccupazione sono molto alti, quasi a toccare il 10%. C'è anche chi prevede che la disoccupazione non rallenterà nei prossimi mesi, anzi, arriverà a sfondare la quota dell'11% nel 2010.
Soltanto a partire dal 2011 si tornerà su livelli nuovamente in discesa e si inizierà a ripristinare una sorta di situazione normale.
Se il PIL dei paesi Ue è peggiorato meno del previsto, solo alcuni paesi europei sono tornati a crescere e gli imprenditori del manifatturiero vedono il futuro con un certo ottimismo, l'indice Pmi è schizzato oltre i 50 punti e la disoccupazione non accenna a frenare la corsa. Nell'Unione europea oltre 21 milioni di persone non hanno un impiego.
E' questo dato a controbilanciare in modo pesantemente negativo il miglioramento dei dati sul prodotto interno lordo. Nel Regno Unito il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi quattordici anni, come comunica Office for National Statistics; nell'ultimo trimestre i disoccupati sono aumentati notevolmente portando il numero complessivo a circa 2,5 milioni.

Sul fronte diplomatico si lavora per aggiustare le "deformazioni" che hanno portato alla crisi. I ministri delle finanze, dopo essersi incontrati all'Ecofin, hanno velocemente sbrigato la pratica del G20 economico a Londra rinviando il tutto al vertice di Pittsburg. Sono stati trattati i temi della strategia di uscita dalla crisi e i bonus ai banchieri, ma pochi sono stati i risultati concreti. Per la strategia d'uscita è tutto rimandato, se ne parlerà solo più in la in attesa di un consolidamente della situazione.
Adesso i tempi non mostrano un "chiarezza" che possa aiutare ad individuare soluzioni precise. Sui bonus, invece, la stretta c'è stata ma è rimasta sulla carta. In buona sostanza si chiede più chiarezza nei conti dei grandi banchieri, affinché si inneschi un processo virtuoso che porti i manager sulla "via della rettitudine".
Per ora però solo buoni propositi, anche se la presa di posizione di alcuni capi di stato quali la Merkel e Sarkozy dovrebbe agevolare la svolta.

Identico scenario dall'altra parte dell'Oceano. In Usa migliorano i macro ma peggiora la disoccupazione con il tasso ha toccato il 9,7%.
Proprio sulla disoccupazione si batte sempre Barack Obama, dicendo che è uno dei punti sui quali bisogna concentrare le proprie attenzioni per fare in modo di accelerare al massimo l'uscita dalla crisi.
Durante la scorsa settimana, la richiesta di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è andata aumentando, così come durante questa settimana, raggiungendo il livello più alto delle ultime tre settimane. Questo fa capire come la situazione del mercato del lavoro americano non è ancora fuori pericolo.
Secondo quanto detto dal dipartimento del Lavoro americano le richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate e il dato è molto negativo, soprattutto se si considera che gli esperti del settore avevano previsto addirittura una diminuzione.

Più di un quarto dei disoccupati americani non sono riusciti a trovare un lavoro malgrado una ricerca durata 27 settimane e oltre: cresce, quindi, la componente di disoccupazione a lungo termine. La legislazione economica adottata a inizio di quest'anno fornisce l'assicurazione sulla disoccupazione ai lavoratori che hanno esaurito le 26 settimane di sussidio regolare, ma il mercato del lavoro è così debole che è probabile che molti lavoratori esauriranno anche il benefit aggiuntivo prima di trovare un nuovo lavoro.

La situazione non accenna a migliorare. Fino a che non lo farà non potrà esserci una effettiva ripresa dell'economia, dunque anche l'andamento degli indici americani e del dollaro potrebbero risentirne in maniera negativa.
L'economia statunitense continua a rimanere molto debole, e la prova decisiva arriverà il mese prossimo quando la maggior parte degli aiuti pubblici al settore automobilistico finirà il proprio corso; la situazione non migliorerà poichè il tasso di disoccupazione è ancora troppo elevato per preannunciare un'inversione di tendenza.
L'economia statunitense non sta creando sufficienti posti di lavoro, la situazione a livello occupazionale è quanto meno critica aggiunta al che il flusso di liquidità verso le piccole imprese ed i consumatori si sta ancora contraendo. E' evidente dunque che è molto difficile riuscire a far girare il motore senza il massiccio supporto del governo.

Quando gli incentivi e gli stimoli economici giungeranno al termine, l'economia statunitense dovrà affrontare la sua prova più importante: e la scadenza è fissata per il mese di ottobre. E' da sottolineare che il prossimo mese la Federal Reserve bloccherà gli acquisti sui Treasury statunitens ed allora vedremo se l'emorme massa di titoli di stato riuscirà a trovare acquirenti nel mondo.

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