|
Il carry trade: il nuovo disastro finanziario mondiale?
(del
23/03/2010
@ 12:17:14)
Dopo i "subprime", i mutui ad elevato rischio d'insolvenza che, insieme ad altri fattori, sono stati una delle maggiori cause della crisi economica USA, è nell'aria il pericolo di una nuova bolla speculativa.
Si tratta del carry trade. Il "carry trade" è l'acquisto di fondi in paesi con tassi d'interesse bassi per poi reinvestire in nazioni con più elevati tassi di interesse.
Dopo il disastro finanziario mondiale la finanza non è cambiata di molto.
Sicuramente sono cambiate le strategie operative ma il target rimane sempre quello di guadagnare denaro.
L'obiettivo è decisamente giusto ma spesso si sono utilizzati mezzi e sistemi ai limiti dell'etica.
Ecco perché è arrivato il monito comune a tutti i governi mondiali per una maggior coscienza finanziaria.
C'è però da dire che in qualche modo le attività perdute con lo scoppio della crisi subprime vanno ripristinate.
Pare infatti che tutti i prezzi degli investimenti ad alto rischio sono aumentati in notevole misura.
Non è un caso che l'oro abbia raggiunto quote elevate e che il petrolio sia schizzato nuovamente sopra i 50 dollari al barile e che ci siano stati svariati rally di borsa sui titoli bancari.
Allo stesso modo, non è un caso che il dollaro sia diventata la valuta più usata nelle pratiche di carry trade.
La sua debolezza strutturale, unita alla politica di bassi tassi operata dalla Federal Reserve, ha permesso al biglietto verde di stabilizzarsi al ribasso come valuta, sospinta dalle aspettative degli investitori.
Quest'ultimi si attendono, in gran parte in modo veritiero, che il quantitative easing della Fed sia la politica monetaria per i prossimi anni.
Lo ha confermato anche il Federal Open Market Committee (FOMC), l'organo decisionale della banca centrale statunitense.
Ma questo decisione determina che da una parte ci sono gli investitori, bruciati dalle bancarotte finanziarie e desiderosi di riequilibrare le proprie posizioni. E dall'altra la Fed che, per sostenere e rilanciare l'economia americana, sta vendendo denaro a costo zero e ha iniziato pratiche di riacquisto di asset tramite reverse repo (repurchase agreement).
In pratica si tratta di aste pronti contro termine al contrario in cui la banca centrale vende a breve termine attività bancari per limitare liquidità in eccesso presente nel sistema.
Queste operazioni che non fanno altro che aumentare il rischio di un crack sistemico, questa volta partendo dal credito.
Si sta creando di fatto "la madre di tutte le bolle mondiali dei prezzi delle attività con effetto leva".
E stato facile affermare che Ben Bernanke, governatore della Fed, è stato l'esempio della lotta alla crisi finanziaria. Non va dimenticato però che ogni politica monetaria espansiva ha bisogno, prima o poi, di rientrare in modo equilibrato.
Tuttavia, anche se si iniziassero domani le exit strategy, il ritiro degli interventi a sostegno dei mercati, il carry trade sul dollaro è in uno stato troppo avanzato per frenare la bolla nata da marzo a oggi. E se si associa il rischio d'insolvenza intrinseco al mercato delle carte di credito mondiale, il prospetto dei pericoli che corre il mondo finanziario è completo.
A quando il terremoto?
Gli esperti avvertono che ci sarà quando si sgonfierà la bolla del dollaro e quando inizieranno le sequele d'insolvenze dei risparmiatori americani.
Osservando gli indicatori valutari e creditizi è difficile dargli torto.
|