La crisi economica: previsioni
(del  30/06/2009  @ 13:05:28)
La crisi: previsioni dei titolari d'impresa italiani.
La crisi economica, per il 60% degli imprenditori italiani, soffierà sull'economia mondiale fino agli inizi del 2010.
Sembrerebbe, dati alla mano, che il punto più basso sia stato raggiunto tanto che le previsioni dei titolari d'impresa italiani, relativamente alla economia nazionale ed internazionale, sono tendenzialmente positive , nonostante la negatività della situazione; tali previsioni sono migliori di quelle di circa un anno fa, quando il crollo verticale economico e finanziario mondiale non era ancora stato definito con certezza.
I peggioramenti fatti registrare a livello regionale e dalla singola impresa sono prevalentemente dovuti alle forti tensioni in atto.
Per quello che riguarda i prossimi sei mesi, i maggiori titolari d'impresa italiani prevedono la seguente situazione economica:
a) crescita: circa il 26% guarda con favorevole ottimismo l'andamento dell'economia e del mondo finanziario;
b) flessione: circa il 28% ritiene che ancora ci siano margini per una ulteriore flessione;
c) stabilità: circa il 46% si attesta su una sostanziale stabilità.

Se viene fatta una lettura dei risultati in base alle dimensioni, ai settori e ai raggruppamenti, possiamo notare che questa crisi investe trasversalmente un pò tutti i settori; solo i servizi presentano un saldo leggermente positivo (2,3%), e le imprese che hanno assunto in questi anni una dimensione e un comportamento strategico innovativo e attento sia alla proiezione internazionale, sia alla capacità di aprirsi a nuove relazioni e nuove reti.
Così il saldo di opinione per le imprese sopra i 50 addetti si attesta intorno al +7% circa mentre quello delle imprese meno strutturate al -4% circa.
Allo stesso modo le imprese che hanno cercato l'internazionalizzazione, pronte ad allearsi o ad unirsi, registrano un dato positivo pari a +6% circa.
Faticano, invece, ancora ad intravedere la ripresa altre aziende, sia quelle in via di ridefinizione (-7% circa ), internazionalizzate, poco disposte alle alleanze per accrescere la competitività, ma pronte ad aprire a terzi il proprio capitale, sia le piccole imprese locali (-5% circa), fortemente legate al territorio ed estremamente legate alla propria individualità.
Gli imprenditori italiani confermano sostanzialmente la propria propensione ad agire in autonomia, confidando sulle proprie risorse per sviluppare e mantenere i vantaggi competitivi necessari per rimanere sul mercato. E comunque in tutti si avverte prudenza fino al 2010.

La crisi: stime e previsioni.
Nel contesto attuale, l'incertezza sulla durata della crisi permette di valutare con più attenzione il grado di ripresa della fiducia da parte del sistema produttivo nazionale. Infatti, se l'intensità della crisi è ormai evidente, la sua durata rimane ancora argomento di stime e previsioni.
I principali titolari d'impresa italiani ritengono che la situazione dell'economia mondiale possa evolvere nel seguente modo:

a) fine della fase recessiva dell'economia mondiale: circa il 24% degli imprenditori italiani ritiene che gia a fine 2009 inizi 2010 si assisterà alla fine del trend negativo. Circa il 40% individua come termine di questa fase verso giugno-luglio del 2009.

b) prolungamento della crisi economica mondiale: circa il 28% i titolari delle imprese inquadrano il termine finale della flessione dell'economia internazionale verso la fine del 2010 inizi 2011.

c) segnali di ripresa ad oggi: circa il 7% delle imprese intravede gia segnali di ripresa in questo periodo Questo dato sale al 16% circa se si prendono in considerazioni le risposte degli imprenditori che prevedono una crescita per la propria azienda nei prossimi sei mesi, mentre scende al 3% circa per chi si attende una flessione.

La durata della crisi non è certo un fattore indipendente per quanto riguarda la capacità delle imprese di saper reggere ed affrontare questa fase di rallentamento del commercio mondiale.
Infatti una flessione particolarmente lunga potrebbe mettere in difficoltà anche aziende sane, ma poco capitalizzate, oppure rendere ingestibile il progressivo allungarsi dei tempi di pagamento o costringere le imprese a ridimensionarsi degli organici, con effetti negativi sui consumi finali.
Diventa, quindi ancora più indispensabile che le imprese affrontino la crisi non con un atteggiamento di attesa, ma piuttosto con strategie particolarmente attive capaci ad "aggredire il mercato", per trovare nuove occasioni di affari, nuovi vantaggi competitivi, opportunità di inserimento nei mercati.
Nel complesso gli imprenditori intervistati dimostrano di percepire questa esigenza.
Accanto alla priorità di ridurre i costi di produzione indicata come tale dal 25% circa del campione, le imprese affiancano come strategie principali la necessità di aumentare la tecnologia impiegata (20% circa) per assicurare la qualità e l'innovazione dei prodotti e servizi e la volontà di allargare la gamma della propria offerta (19%), cosi da aprirsi nuove opportunità di mercato.

Titolo